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Appello al Presidente della Repubblica Italiana

Egregio Signor Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, Lei è il Capo dello Stato e rappresenta l’unità nazionale. Lei è un giurista, ed è garante della Carta Costituzionale, e ha avuto anche l’onere e l’onore in passato di essere membro della Corte Costituzionale. Il Palazzo del Quirinale di Roma, ove Lei esercita le Sue funzioni importantissime per il Paese, riceve ogni anno decine di migliaia di lettere. Alcune sono appelli, altre storie dolorose, altre lettere di complimenti o auguri. Il Suo staff presidenziale (consiglieri, Segretario Generale, etc.) e Lei stesso non potete certamente rispondere a tutte. Me ne rendo conto. So che solo una frazione di esse, selezionata, riceve una risposta formale.
La mia lettera raccomandata scritta quasi tre anni fa con altri due genitori – Mauro Ottogalli padre di un danneggiato da vaccino, ed Ambra Fedrigo – giunse a destinazione ai primi di giugno 2017, il giorno stesso o poche ore successive al momento in cui Lei appose la sua firma sul Decreto 73/2017, promulgandolo. Era una testimonianza di cittadini e genitori, la nostra, ed anche una lettera in cui La mettevamo al corrente di alcuni fatti, rivolgendoLe un accorato appello.
Non abbiamo mai avuto risposta. Capisco a me e ad Ambra Fedrigo, ma nemmeno al Sig. Mauro Ottogalli Lei o la Sua Segreteria ha risposto, la cui vita è cambiata dopo che egli – in fiducia – si affidò una ventina di anni fa circa ai sanitari per la vaccinazione obbligatoria prevista per legge, ed il figlio subì poi un danno neurologico così grave, a seguito proprio della vaccinazione, che la Commissione Medico Ospedaliera interpellata non potè negare l’evidenza. Altri tempi. Altra sensibilità. Oggi è molto difficile o quasi impossibile avere il riconoscimento del nesso causale, a causa del clima di propaganda ipervaccinista che schiaccia la coscienza, umilia la dignità professionale dei medici, e glorifica il profitto ed il capitale privato del neoliberismo come massimo valore dei nostri tempi.


Di più: in quella tarda primavera del 2017, il tentativo responsabile ed ammirevole della Segreteria Particolare della Presidenza della Camera, con il benestare dell’allora Presidente Laura Boldrini, di far giungere alla XII Commissione Igiene e Sanità lo stesso testo della nostra lettera che anche quest'ultima (la Terza più alta carica dello Stato) ricevette, spedita da me, s’infranse contro un muro di gomma inspiegabile. A quanto pare la lettera non fu mai discussa/audita, né messa agli atti. Le mie richieste di spiegazioni caddero nel vuoto. Silenzio.
Ora leggo sui giornali che Lei, Presidente, ha visitato a sorpresa una scuola del Lazio (la Scuola Daniele Manin di Roma), in segno di solidarietà contro le montanti discriminazioni nei confronti della comunità cinese, a causa della psicosi scatenata dal nuovo coronavirus asiatico. Questa scuola ospita infatti diverse decine di bambini figli di cittadini cinesi, residenti in Italia.
La Sua visita informale è stata un gesto nobile, che vuole portare serenità ma anche un messaggio di inclusione sociale, contro ogni discriminazione. Ho visto le immagini, con i bambini che – dopo aver cantato l’inno di Mameli – Le hanno regalato un cartellone con scritto "La scuola è di tutti". Un chiaro rimando al primo comma dell'art. 34 della Costituzione della Repubblica italiana.
La scuola pubblica, per circa sei mesi, è stata anche di mio figlio di quattro anni di età (oggi ne ha quasi cinque). Le sue maestre ancora oggi rimpiangono la sua presenza, la sua allegria, la sua gioiosa partecipazione in classe. Per mesi i compagni hanno chiesto alle maestre le ragioni della sua scomparsa improvvisa. È stata la scuola, in un piccolo paese friulano, fino a quando il Dirigente scolastico – a marzo 2019 – non ha firmato il provvedimento di sospensione, adempiendo alla Legge 119/2017 in modo pedissequo. Noi genitori avevamo esercitato i nostri diritti, nell’estate 2015, firmando un dissenso informato che era previsto addirittura dai protocolli politico-sanitari regionali.
Ho tentato in Tribunale a Trieste di mostrare per vie legali – tramite un valente e scrupoloso avvocato di Udine – le storture, incongruenze e nefaste conseguenze che questa iniqua normativa vigente di riforma della vaccinoprofilassi (Legge 119/2017) – che Lei ha autorizzato con la sua firma in quel torrido giugno 2017, sul Decreto n. 73 varato d’urgenza dal Governo – ha comportato per tutta la società italiana.
Come mio figlio, altre migliaia e migliaia di bambini e bambine in tutta Italia hanno subito lo stesso destino. Ed i genitori hanno provato sulla propria pelle e nell’anima lo stesso sgomento. Lo stesso trauma, vissuto più o meno diversamente, sia dai bambini sia dai genitori.
Le risparmio le lacrime, l’ansia, le ore, i giorni, le settimane e mesi di silenzi, di gioco solitario, di tentativi di riempire un vuoto affettivo e di inclusione sociale, attraverso soluzioni alternative, che non possono restituire quanto perso. Qualcuno è riuscito ad uscirne più o meno bene. Ma, nel complesso, il quadro sociale è desolante.
Migliaia e migliaia di famiglie hanno visto calpestato quello che – almeno – il Collegio del Tribunale di Trieste ha riconosciuto essere un diritto soggettivo, in capo al minore, anche presso la scuola dell’infanzia. Un diritto soggettivo che il Legislatore ha scelto di comprimere, nel suo rapporto con la sfera dell’autodeterminazione dell’individuo, di fronte al potere dello Stato. Ma si tratta di bambini sani che erano perfettamente inseriti, e senza problemi, in percorsi scolastici. Ed altre migliaia di bambini e bambine che attendevano di entrare nella scuola pubblica, e che non sono entrati, scegliendo altre soluzioni pedagogiche ed educative.
Le chiedo, Presidente, avrebbe Lei la coerenza di far sentire la Sua autorevole voce pubblica anche per queste migliaia e migliaia di bambini e bambine d'Italia, lanciando un messaggio di inclusione scolastica anche per i figli di obiettori di coscienza verso un atto sanitario invasivo, profilattico, praticato o richiesto per scommessa su soggetti sani? O sono essi figli di un dio e di una patria minore, sacrificati per giochi di potere e per machiavellici disegni che forse hanno a che fare con la possibile "congiura" di cui ha parlato un addetto ai lavori del mondo scientifico, già massimo dirigente ai vertici di prestigiosi enti come INAIL ed ISPESL? Può ascoltare questo ed altro, essendo emerse amare e drammatiche verità medico-scientifiche e di cronaca politico-sanitaria, taciute o soffocate dai mass media, nel corso della conferenza stampa organizzata a Montecitorio presso la sala stampa della Camera dei Deputati, il giorno 22 gennaio 2020 (Conferenza stampa, sala stampa Camera dei Deputati, Montecitorio, Roma, 22 gennaio 2020, relatori Prof. Livio Giuliani, dottor Fabio Franchi, moderatore dottor Virgilio Violo, organizzata dall’On. Sara Cunial).
Non avendo io ricevuto risposta anni fa, Le scrivo ancora e Le rivolgo oggi un appello con questa lettera aperta e La prego, Signor Presidente, di trovare il tempo, il coraggio e ogni risorsa umana che Lei possiede, per dimostrare che i vertici dello Stato sono presenti, per tutti, senza distinzioni e discriminazioni. E mi auguro che altri genitori e cittadini come me Le scrivano e Le raccontino la loro privata storia di sofferenza ed esclusione sociale, di discriminazione o problematica sanitaria connessa ad una normativa ingiusta.
Purtroppo, mio figlio non ha avuto la fortuna – nell’amarezza del momento – che ebbe un sopravvissuto delle leggi razziali e degli stermini della seconda guerra mondiale, tale Alberto Mieli, più volte intervistato negli anni passati. Mio figlio, sua madre ed io non abbiamo visto espressione tangibile di dolore sul volto del dirigente scolastico, espressione di un senso di fraterna pietas, al momento della comunicazione scritta di sospensione. Rammarico sì (non era certo felice di farlo, anzi), anche un certo fastidio, per un atto che non dovrebbe competere ad un dirigente scolastico. Ma lacrime e dolore no. Quelle hanno riguardato i nostri cuori.
Non abbiamo visto quella dignità e profonda ricchezza d’animo che il Preside del fu Alberto Mieli – sopravvissuto all’Olocausto, ed anch’egli estromesso traumaticamente da scuola prima di essere deportato – dimostrò al Mieli fanciullo, poco prima dell’inizio della guerra, bagnando di calde lacrime la sua lunga barba bianca, mentre gli comunicava le disposizioni ministeriali di discriminazione razziale. Allora era la "razza" o l’etnia, oggi è il profilo sanitario. Mi dica Lei, Presidente: la Storia ha insegnato qualcosa? Altri erano i tempi, di altra tempra, sensibilità e dignità, erano fatti i dirigenti del Regno d’Italia.
L’Italia, che oggi è Repubblica democratica e di cui Lei rappresenta l’Unità nazionale, rischia di frantumarsi nell’intimo e nella carne di tanti di noi – suoi figli – che la onorano ogni giorno, lavorando, sudando, sanguinando e contribuendo al progresso materiale e spirituale del Paese, come genitori, cittadini, ma soprattutto come esseri umani che calcano la terra di questo pianeta e ne respirano l’aria, e vogliono dare ai propri figli il meglio, ed insegnare ad essere responsabili di se stessi, a pensare con la propria testa rispettando le Istituzioni e gli altri, ed inseguire la felicità e la piena realizzazione delle proprie potenzialità e talenti, ma senza rinunciare ad essere uomini e donne. Senza piegarsi – da vili – di fronte all’ingiustizia.

Luca Scantamburlo
09 febbraio 2020

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